E’ così, prima o poi questa domanda ci viene posta dai nostri figli e non sappiamo mai come rispondere. Oscilliamo tra il desiderio di mantenere un segreto pieno di magia e l’idea di cedere al freddo realismo che sappiamo essere comunque il punto di arrivo. A volte ci anticipano una maestra o un compagno di scuola che non si fanno problemi a far  vacillare l’idea che Babbo Natale esista veramente. L’adulto del momento potrebbe essere preso dal desiderio di interrompere una tradizione spesso troppo legata ad aspetti consumistici. Il bambino che svela il segreto al suo compagnuccio, invece, potrebbe essere desideroso di mostrarsi più grande di chi crede ancora a Babbo Natale. Comunque sia, all’improvviso i nostri bambini vedono svanire in un istante qualcosa la cui attesa era il cuore delle festività natalizie.

Preservare la magia del Natale

A mio avviso, non c’è nulla di male nel sognare ad occhi aperti. Non si tratta di continuare a credere che ci sia un vecchietto simpatico e cicciottello che consegna i doni la notte della vigilia di Natale. Si tratta di legittimare l’idea che sia possibile sognare un mondo diverso in cui la bontà sia la normalità e non l’eccezione. Natale è il momento in cui siamo chiamati tutti ad essere più buoni, migliori, in breve: più umani. E’ questo che occorre preservare insieme alla forza e al valore del sogno, non tanto il mito di Santa Claus.

Dare un senso al Natale

Non è mai banale trasmettere al proprio figlio l’idea che credere in qualcosa che ci spinge ad essere migliori non sia segno di leggerezza o ingenuità. I nostri pensieri, le nostre convinzioni, i nostri valori guidano le nostre azioni e quindi il modo in cui contribuiamo alla vita nostra e altrui. In questo modo il Natale può diventare qualcosa di molto più grande di un semplice momento in cui ci si scambia i regali. Diventa un modo per comunicare al mondo che la vita è più bella se condivisa e se ci si sforza di mettere gli altri prima di noi.